LA PERDITA DI UTENTI DI NETFLIX SALVATA DA STRANGER THINGS

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Amazon, Apple TV, Disney Plus, HBO Max: un mercato cresciuto tantissimo stando dietro ai numeri stellari di Netflix che però, nella prima trimestrale del 2022, ha subito un rallentamento con un crollo del 60%, trascinando giù con sé tutto il resto del settore.

Come ha fatto a risollevarsi? La risposta è STRANGER THINGS.

La prima stagione di Stranger Things arrivò su Netflix nel luglio 2016: allora era una serie dalle ambizioni modeste, pensata da Matt e Ross Duffer, due gemelli poco più che trentenni fino a quel momento sconosciuti ai più. Raccontava una storia soprannaturale con dei ragazzini come protagonisti, ambientata negli anni Ottanta in una piccola città americana, e i Duffer la presentarono come «un film di Steven Spielberg su un romanzo di Stephen King ritrovato dopo molti anni».

La sua promozione fu limitata eppure, inizialmente soprattutto grazie al passaparola, andò straordinariamente bene. Al punto che oggi, a sei anni dalla prima stagione e a tre anni dalla fine della terza, Stranger Things è considerata la più grande proprietà intellettuale che Netflix si trova tra le mani,secondo il New York Times: «uno dei più grandi fenomeni pop dell’era dello streaming». 

In questi sei anni è cambiata Stranger Things ma è cambiato molto anche il contesto in cui viene vista. Nel 2016, infatti, gli abbonati a Netflix erano circa 80 milioni, poco più di un terzo rispetto a quelli di oggi, e Netflix era in rapida e sorprendente espansione. Amazon Prime Video ancora doveva arrivare in Italia e Disney+ ed Apple TV+ nemmeno esistevano.

Nel mezzo di questo 2022 Netflix si trova invece in ben altra situazione: sta subendo l’agguerrita concorrenza di altri servizi in crescita, ha licenziato oltre 150 dipendenti e ha registrato meno abbonati rispetto al trimestre precedente, cosa che non era mai successa negli ultimi dieci anni. Netflix, le cui azioni valgono oggi meno di un terzo di quanto valevano a inizio 2022, continua ad avere un gran bisogno di Stranger Things – e di tutto l’indotto di soldi che garantisce grazie ad accordi per prodotti, giochi e videogiochi.

Sul perché Stranger Things sia diventata grande, le possibili risposte girano tutte attorno a un semplice fatto: la serie, arrivata praticamente a sorpresa, piacque per il modo in cui riuscì a unire i suoi tanti ammiccamenti a chi gli anni Ottanta se li ricordava, alla freschezza con cui si presentava agli occhi di spettatori più giovani.

Come si dice in gergo, era una serie da “quattro quadranti”, capace cioè di piacere a quattro categorie di pubblico molto importanti: maschi e femmine, sopra e sotto i 25 anni. Faceva paura ma non troppo, era piena di citazioni ma non era indispensabile coglierle tutte, era per ragazzi ma anche per i genitori di quei ragazzi (o viceversa). Semplicemente, poi, era fatta bene: o perlomeno così pensarono un gran numero di spettatori e molte critiche le cui recensioni furono tra il buono e l’ottimo.

Ancor più che nel suo semplice successo numerico, nelle recensioni buone o un po’ meno buone o addirittura nelle ore totali di visioni accumulate, il valore di Stranger Things per Netflix risiede nel suo essersi rivelata una portentosa proprietà intellettuale. In un contesto in cui tutti fanno a gara per avere “la nuova Game of Thrones” e in cui Amazon spende centinaia di milioni di dollari solo per avere i diritti per fare una serie sul Signore degli Anelli, la capacità di costruirsi in casa e dal nulla un nuovo mondo narrativo ha un valore altissimo. Non a caso Ted Sarandos, il co-amministratore delegato di Netflix, ne ha parlato come del «più grande e durevole content brand mai creato dall’azienda».

Come ha notato Vulture, servizi come Apple TV+, Disney+ o Netflix sono così grandi che è irragionevole pensare che una serie, da sola, possa «costruire o distruggere le sorti di un’intera piattaforma». È però vero che Stranger Things si è rivelata determinante per Netflix perché è una di quelle poche serie che, da sole, possono spostare rilevanti masse di abbonati. E gli abbonati per Netflix sono fondamentali, in quanto sua principale fonte di guadagno.

Il fatto stesso che Netflix abbia scelto di far uscire Stranger Things in due parti, il 27 maggio e il 1° luglio, può essere visto come un segno di fiducia da parte di Netflix. Fiducia nel fatto che certi utenti sarebbero rimasti abbonati sia a maggio che a luglio solo per vederla, permettendo così a Netflix di spalmare su due diversi trimestri i numeri generati dalla serie per rassicurare gli azionisti. E così è stato.