IL NEUROMARKETING APPLICATO AL FOOD

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Come insegna il neuromarketing, disciplina che studia il comportamento del consumatore al fine di migliorare le strategie di marketing, la maggior parte dei processi decisionali avviene in maniera automatica e senza consapevolezza da parte del consumatore.

L’applicazione delle conoscenze neuroscientifiche al marketing ha lo scopo primario di analizzare i processi inconsapevoli che avvengono nella mente del consumatore, capaci di influenzare le decisioni di acquisto e il coinvolgimento emotivo nei confronti di un brand. 

Se ci focalizziamo in particolare sul settore food, molti studi dimostrano come la comunicazione contribuisca persino a cambiare la percezione del gusto dei prodotti. Recentemente sono nate varie discipline, tra cui la cosiddetta neurogastrofisica, ossia l’unione tra il neuromarketing e la gastrofisica, che punta ad analizzare la reazione emotiva provocata da stimolazioni esterne al gusto. 

Nel settore alimentare, infatti, l’esperienza di consumo spesso implica una stimolazione che va oltre il sapore del prodotto e che può essere di tipo tattile, visivo o uditivo. Diversi sono gli elementi che possono incidere sulla percezione del sapore e della qualità del cibo, dalla musica, alla forma dei prodotti, dai colori alla loro presentazione. Per questo, i player dell’universo del food fanno leva sulle emozioni dei clienti, creando delle esperienze di degustazione a 360°. 

Ma quali sono le pratiche migliori per utilizzare il neuromarketing nel food?

  • Curare il design del menu, facilitando così il processo di scelta. Esso può infatti rivelarsi complesso quando ci si trova di fronte a una lista infinita di proposte, con un tempo limitato per scegliere;
  • Il contatto con lo staff e l’illuminazione dell’ambiente sono elementi di fondamentale importanza: la luce deve guidare le persone, facendole sentire accolte e coccolate;
  • La scelta delle profumazioni è un altro elemento chiave, dal momento che i profumi riescono a raggiungere aree del cervello senza essere processati in maniera razionale. Per esempio, se un ristoratore volesse aumentare la vendita dei dolci, potrebbe posizionare dei profumatosi alla vaniglia o al cioccolato, rendendo così i clienti più inclini a ordinare un dolce. 

In conclusione, le conoscenze e gli studi di neuromarketing hanno permesso di aumentare la sensibilità dei marketers verso la dimensione emotiva dei consumatori. È infatti sempre più chiara l’importanza di far leva sulle emozioni positive, riducendo invece al minimo quelle negative, per poter rendere ottimale l’esperienza dei clienti.