SOCIAL SHARING: COSA CI SPINGE A CONDIVIDERE LA VITA SUI SOCIAL NETWORK

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“I social media hanno a che fare più con la sociologia e la psicologia che con la tecnica” – Brian Solis

Sono ben 41 milioni le persone che ogni giorno sono attive sui social media e per le quali il verbo “condividere” significa solo una cosa: postare.

41.000.000 di persone è già un numero da capogiro ma, se questo dato non bastasse, sappi che nel 2020 i nuovi utenti sono stati più di 2 milioni, con un incremento quasi del 6% rispetto all’anno precedente!

 Il 2020 non è un anno che dimenticheremo facilmente ma sul fronte del digitale ha dettato la nascita di nuove abitudini e comportamenti. A rivelarlo sono i dati del report Digital 2021 pubblicato da We Are social che ci dice che trascorriamo in media 1h e 52 minuti connessi alle nostre piattaforme e più di 6h al giorno a navigare su Internet.

Sono numeri che hanno dell’incredibile e proprio perché non passano più inosservati dovremmo pensarli come persone con le loro abitudini, vecchie e nuove, e approcciarci ai social media in modo più umano che mai.

È opinione corrente pensare che i social media ci rendano individualisti, soli nei nostri recinti di like e di informazioni tutte uguali che ostacolano il confronto con gli altri. In questo articolo invece si afferma l’esatto contrario: i social media non ci rendono più individualisti. Questa notizia è stata confermata da molte ricerche che si sono occupate di capire perché le persone di tutto il mondo condividano la loro vita sui social.

La risposta è semplice: le piattaforme digitali ruotano intorno alla possibilità di consentire la creazione e la condivisione dei contenuti con gli altri utenti. I contenuti che pubblichiamo, la possibilità di farli vedere agli altri utenti e l’effetto che hanno sulla nostra vita sono la base che regge l’intera struttura delle piattaforme.

DIMMI COSA CONDIVIDI E TI DIRÓ CHI SEI

Il New York Times ha classificato gli utenti in base alla modalità di condivisione nel suo studio “The Psychology of Sharing” secondo queste 6 categorie:

  • Gli Altruisti: sono persone riflessive e affidabili che condividono contenuti utili.
  • I Boomerang: esperti del web, condividono qualunque cosa generi reazioni trovando conferme da commenti e condivisioni di parte di terzi. Spesso usa i social per lavoro, o comunque li conosce come un esperto.
  • I Selettivi: condividono contenuti di nicchia e non molto spesso. Non li vedrete quasi mai connessi, ma ogni volta che pubblicheranno qualcosa si tratterà (quasi) sempre di contenuti di qualità.
  • Gli Hipster: creativi e popolari tra le loro connessioni, spesso si tratta di giovanissimi. Danno un grande peso a come vengono visti dagli altri, per questo condividono contenuti raffinati e capaci di comunicare al meglio la loro personalità.
  • Quelli in Carriera: condividono contenuti principalmente per accrescere e intrattenere la loro rete business
  • I Connector: creativi, riflessivi, con uno stile di vita “no stress”, sono portati a utilizzare le condivisioni per creare momenti di aggregazione offline

Le emozioni giocano un ruolo fortissimo nella condivisione di contenuti social, ed è per questo che chiunque si occupi di marketing digitale (e non) deve tenere conto di questi fattori. E allora, perché sentiamo il bisogno di condividere sui social?

IL BISOGNO DI STIMA E AUTOREALIZZAZIONE

Nel 1954 lo psicologo Abraham Maslow propose un modello piramidale per descrivere i bisogni delle persone. Alla base della piramide ci sono i bisogni fondamentali alla nostra sopravvivenza: quelli fisiologici e di sicurezza.

Una volta soddisfatti, andiamo alla ricerca di bisogni più complessi, come quelli sociali e relazionali che, al contrario dei primi, non si soddisfano mai. Stiamo parlando dei bisogni di appartenenza, stima e autorealizzazione comuni a tutti gli esseri umani. Come si manifestano sui social media?

Il bisogno di appartenenza spinge gli utenti a condividere per provare una sorta di accettazione sociale da parte di un gruppo o un individuo. Che ci piaccia o no, vogliamo tutti sentirci accettati e considerati dalle persone con cui condividiamo gli stessi valori.

Il bisogno di stima si manifesta con la propensione a pubblicare contenuti strettamente personali e incentranti sulla nostra persona. Stiamo parlando di tutti quei contenuti che restituiscono l‘immagine esatta che vogliamo veicolare di noi stessi e che ci portano ed essere degli influencer mancati.

Infine, il più importante: il bisogno di autorealizzazione. È chiaro dunque lo stretto legame tra la psicologia e i social media: le piattaforme digitali fanno leva sul bisogno umano di sentirsi soddisfatti e parte di un gruppo a cui comunicare il proprio valore.

DEFINIRE SE STESSI E GLI ALTRI

Stima e autorealizzazione sono importanti ma non sono l’unico modo per mettersi in mostra! Le persone vogliono portare il proprio modo di essere all’interno delle piattaforme ma non è sempre una questione di vanità.

La ragione è semplice: i social media hanno da tempo smesso di essere solamente dei mezzi di comunicazione e sono diventati un posto in cui trascorriamo la maggior parte del nostro tempo.

In fondo, si parla spesso di non autenticità dei social media. Se venisse meno la componente identitaria correremmo davvero il rischio di rendere i social un posto artefatto.

E allora, più che usare i social media come un grande palcoscenico dovremmo sforzarci di pensarli come un modo per presentarci e connetterci con gli altri.

AFFERMARE UNO STATUS

Nonostante gli ultimi sforzi per portare un po’ di autenticità sui social media, non c’è dubbio che il processo di selezione dei contenuti operato sulle piattaforme online renda più semplice mostrare non solo chi siamo ma anche chi vorremmo essere. Anche nelle relazioni face to face scegliamo, più o meno consapevolmente, cosa mostrare di noi stessi.

Questo di per sé non è un problema ma sui social media si rischia di ostentare un modo di essere che non ci appartiene ancora: più che rappresentare chi siamo, si finisce per rappresentare chi vorremmo essere e come vorremmo che gli altri ci guardassero.

UNA QUESTIONE DI RICOMPENSA

Proprio come se fosse una mostra d’arte, attraverso i contenuti postati è possibile curare la nostra autostima e misurarla in termini di like e commenti positivi.

Pensiamoci: come sarebbero i social media se non esistessero i like? Probabilmente perderemmo la misura del senso di approvazione, ma non è tutto.

Alcuni studi hanno dimostrato che gli utenti che ricevono molti like sono più incentivanti degli altri a condividere contenuti online. Questo non accade solo con le nostre foto e i nostri post, ma anche con quelli degli altri utenti.

In altre parole, il numero di like che riceviamo e vediamo sugli altri è in grado di influenzare le nostre risposte neurali e comportamentali.

Infatti, quando gli utenti vedono post con molti like mostrano l’attivazione delle aree cerebrali del circuito della ricompensa e per questo sono più propensi a rilasciare, a loro volta, forme di approvazione.

In questo senso, i like sono una testimonianza tangibile della considerazione che l’altro ha di noi, così importante da riuscire a migliore la percezione che abbiamo di noi stessi o, al contrario, di farci sentire poco apprezzati dal nostro pubblico.

APPARIRE FELICI

I social media sono il luogo in cui vogliamo apparire felici. Poco importa cosa ci sia successo durante la giornata: divertimento, amici, svago, viaggi e successi si presentano ad essere condivisi più facilmente, spesso causando la distorsione che la vita sia perfetta.