LA PSICOLOGIA DELLA DISINFORMAZIONE

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INFORMATION DISORDER: DI COSA SI TRATTA?

“Ci sono cascato anch’io”. Quante volte, anche se convinto di saper distinguere perfettamente il vero dal falso, sei incappato in una fake news e sei finito col crederci? In che modo la mente ci rende tutti così vulnerabili alla disinformazione?

Anche se pensiamo che tutte le notizie fake siano palesemente false, in realtà il fenomeno dell’information disorder – il nome esatto di quelle che comunemente chiamiamo fake news – è più complesso di quanto pensiamo. Infatti, se c’è una cosa che accomuna le notizie false è che sono sì false, ma credibili.

C’è una cosa che viene prima di tutte e che costituisce la prima ragione cognitiva per cui crediamo alle false notizie: le costruzioni mentali del nostro cervello. È sulla base di queste costruzioni mentali che siamo capaci di creare simulazioni della realtà partendo dal presupposto che ciò che pensiamo sia anche, automaticamente, vero. La psicologia della disinformazione parte da questo assunto.

Pensare vuol dire principalmente due cose:

  • mescolare le informazioni (blending cognitivo)
  • credere ad alcune informazioni piuttosto che ad altre (sistema di credenze).

Questo è vero soprattutto nell’epoca dell’ipermedialità in cui siamo sottoposti ad un sovraccarico informativo così ampio che supera la nostra normale capacità di elaborazione delle informazioni.

Spinoza riteneva che conoscere un’informazione equivalesse già a credere ad essa. Le notizie, anche quelle false, non nascono dal nulla ma poggiano su una visione del mondo che, reale o meno, esiste dentro di noi e sulla base della quale leggiamo la realtà.

QUALI SONO LE PRINCIPALI RAGIONI COGNITIVE ALLA BASE DELLA DISINFORMAZIONE?

  • AVARIZIA COGNITIVA

L’avarizia cognitiva (cognitive miserliness) è la caratteristica psicologica che ci rende più vulnerabili alla disinformazione. Preferiamo utilizzare metodi più semplici e immediati per risolvere un problema piuttosto che metodi che richiedono più ragionamento e impegno.

Ci siamo evoluti per usare il minor sforzo mentale possibile. Questo fa parte di ciò che rende il nostro cervello così efficiente: non abbiamo bisogno di pensare davvero tanto per prendere una decisione. Ma significa anche che non pensiamo abbastanza quando ne abbiamo bisogno, per esempio quando leggiamo distrattamente un’informazione falsa e la prendiamo per vera, senza farci troppe domande.

  • TEORIA DEL DOPPIO PROCESSO

Secondo la teoria del doppio processo (dual process theory), abbiamo due modi di pensare di base: Il sistema 1, un processo automatico che richiede poco sforzo e il sistema 2, un processo analitico che richiede maggiori sforzi. Poiché siamo avari cognitivi, generalmente useremo il pensiero del sistema 1 (quello facile) quando pensiamo di potercela cavare.

L’elaborazione automatica comporta il rischio di disinformazione per due motivi. In primo luogo, più è facile elaborare qualcosa, più è probabile pensare che sia vera. Per cui, i giudizi facili e veloci spesso sembrano giusti anche quando non lo sono. In secondo luogo, con l’elaborazione automatica possono sfuggirci dei dettagli, a volte cruciali. Ad esempio, potremmo ricordare qualcosa che abbiamo letto o sentito, ma dimenticare che è stato già smentito.

  • CONFIRMATION BIAS

Il confirmation bias è la tendenza a credere alle informazioni che confermano le nostre convinzioni pre-esistenti e a rifiutare le informazioni che le contraddicono. Gli attori della disinformazione possono sfruttare questa tendenza per amplificare convinzioni false già esistenti.

Insomma, anche se il web è stato spesso accusato di aver creato le cosiddette fake news, in realtà esse sono sempre esistite e non sono un fenomeno recente. Certo, è evidente che l’infrastruttura del web ne ha aumentato notevolmente la portata!

Quello che è realmente cambiato è la velocità con la quale si propagano, ossia ben sei volte più velocemente di quelle vere. E quando la velocità della rete incontra la nostra modalità di pensiero, spontanea e immediata, il gioco è  (purtroppo) fatto!